L’informatica nel 2026 non si limita più a scegliere un buon antivirus o a aggiornare il proprio sistema operativo. Con l’aumento dell’intelligenza artificiale negli usi quotidiani, un quadro normativo europeo che si inasprisce e minacce informatiche che cambiano natura, il panorama tecnico evolve a un ritmo che riguarda sia i professionisti che i privati esperti.
Esfiltrazione di dati: la minaccia informatica che i backup da soli non coprono
Il riflesso classico di fronte agli attacchi informatici consiste nel moltiplicare i backup. Questo approccio protegge contro i ransomware, ma non risponde alla minaccia che sta crescendo di più nel 2026.
Il panorama della cyberminaccia 2025, pubblicato dall’ANSSI, segnala una forte crescita degli incidenti di esfiltrazione di dati rispetto all’anno precedente. Il furto di file sensibili, senza crittografia né richiesta di riscatto, sta guadagnando terreno, in particolare tra le PMI. Gli aggressori copiano i dati e poi li rivendono o li sfruttano, a volte senza che la vittima se ne accorga per diverse settimane.
Per proteggersi, tre assi meritano l’attenzione di ogni responsabile IT, anche in una piccola struttura:
- La segmentazione degli accessi, che limita ciò che un account compromesso può raggiungere. Un commerciale non ha bisogno di accedere ai file contabili, e viceversa.
- La riduzione dei privilegi amministrativi, compresi quelli per i fornitori esterni che intervengono da remoto sulla rete.
- Il monitoraggio dei trasferimenti insoliti: un volume anomalo di dati in uscita dalla rete di notte o verso una destinazione sconosciuta deve attivare un allerta.
Tra gli articoli informatici di Journal du Webmaster, diversi dossier dettagliati illustrano questi meccanismi di protezione adatti a strutture di tutte le dimensioni.

Intelligenza artificiale nelle TPE-PME: usi concreti ma angoli morti
Il Barometro France Num 2026, pubblicato il 2 ottobre 2026, conferma una netta progressione nell’adozione dell’IA nelle micro e piccole imprese francesi. Gli usi dominanti rimangono la generazione di contenuti e l’assistenza agli scambi con i clienti.
Redigere una scheda prodotto, riformulare un’email, riassumere un documento lungo: questi compiti sono ormai delegati a strumenti di IA generativa in un numero crescente di strutture. Tuttavia, i feedback sul campo divergono sulla affidabilità delle risposte prodotte, soprattutto in ambiti tecnici o normativi.
Tre precauzioni concrete prima di generalizzare l’IA
Verificare sistematicamente le risposte generate rimane il primo riflesso da radicare. Un testo prodotto da un’IA può essere fluido, ben strutturato e fattualmente errato. La revisione umana non è un lusso, è una rete di sicurezza.
La riservatezza dei dati trasmessi pone un problema più sottile. Copiare e incollare un contratto cliente in un assistente IA di uso pubblico equivale a condividere quel documento con un terzo. Definire una carta interna per l’uso dell’IA permette di stabilire ciò che può essere sottoposto a questi strumenti e ciò che deve rimanere interno.
Il terzo punto riguarda la dipendenza. Automatizzare la redazione di email standard fa risparmiare tempo, ma se nessuno nel team sa più redigere senza assistenza, il guasto di un servizio cloud diventa un blocco operativo.
Regolamento europeo sull’IA: cosa cambia concretamente nel 2026
L’AI Act europeo non è più un progetto. Dal 2 febbraio 2025, l’obbligo di padroneggiare l’IA si applica alle organizzazioni che dispiegano o utilizzano questi sistemi. Ciò significa che le aziende devono garantire che i loro team dispongano di un livello di competenza sufficiente per maneggiare gli strumenti di IA che utilizzano.
Questa esigenza non riguarda solo gli sviluppatori o i data scientist. Riguarda anche gli utenti finali, coloro che interagiscono quotidianamente con assistenti, strumenti di classificazione automatizzata o sistemi di raccomandazione.
Trasparenza sui contenuti generati da IA
Un aspetto del regolamento riguarda direttamente i creatori di contenuti e le aziende che pubblicano online. L’etichettatura dei contenuti generati da IA diventa un obbligo, con implicazioni per i siti web, le campagne di marketing e i materiali di comunicazione automatizzati.
I dati disponibili non consentono ancora di misurare il tasso di conformità reale delle aziende francesi su questo punto. Le sanzioni previste dal regolamento esistono, ma la loro applicazione effettiva resta da osservare nei prossimi mesi.

Sicurezza informatica quotidiana: i gesti che contano a prescindere dal livello
Le tendenze di fondo (IA, regolamentazione, minacce sofisticate) non devono far dimenticare che la maggior parte degli incidenti di sicurezza sfrutta vulnerabilità basilari. Una password riutilizzata, un aggiornamento rimandato, un clic su un link sospetto.
Per gli utenti di tutti i livelli, alcune pratiche fanno una vera differenza:
- Attivare l’autenticazione a due fattori su tutti gli account che lo consentono, iniziando dalla posta elettronica e dai servizi cloud.
- Mantenere i software aggiornati, compresi il browser web e le estensioni. Le patch di sicurezza correggono vulnerabilità già sfruttate.
- Separare gli usi professionali e personali, anche su un unico dispositivo, utilizzando profili o sessioni diversi.
- Testare i propri backup: un backup che non è mai stato ripristinato è una promessa non verificata.
Questi gesti sembrano elementari. Tuttavia, rimangono assenti in una parte significativa delle strutture colpite da incidenti, secondo i feedback pubblicati dall’ANSSI.
L’informatica nel 2026 richiede meno di adottare ogni novità che di padroneggiare i fondamentali mentre si integrano progressivamente le evoluzioni normative e tecniche. La competenza degli utenti, a tutti i livelli, rimane il collegamento che determina se uno strumento è un vantaggio o un rischio.



